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Handala

 

06.07.2012 – IL MALE di Vauro e Vincino n.36

Handala, di Vauro

A volte frugando nel portamonete in cerca di spiccioli mi capita di ritrovarmelo fra le dita. È un piccolo ciondolo di metallo sottile, rappresenta la sagoma stilizzata di un bambino visto di spalle: la testa grande e rotonda con cinque o sei capelli dritti, le mani intrecciate dietro la schiena.

Me lo regalò tanti anni fa un ragazzo palestinese a Gaza. Era al tempo della prima intifada, la rivolta delle pietre. Il ragazzo era uno Shebab, uno dei molti che lanciavano sassi, a mani nude contro le corazze di acciaio dei blindati israeliani che schiacciavano la città sotto i loro cingoli dentati.

“Si chiama Handala” mi spiegò il ragazzo, “Handala è un bambino che non ha sorriso. Per questo non mostra a nessuno il suo viso. Soltanto quando la nostra terra sarà libera potrà sorridere e allora si volterà per donarcelo”.

 

Mi giro il ciondolo tra le dita e penso a che fine avrà fatto il ragazzo che me lo regalò. Sarà diventato un uomo? o sarà morto, ucciso da un proiettile, bruciato dal fosforo bianco dell’operazione piombo fuso o da uno dei tanti bombardamenti senza nome, o forse si sarà fatto saltare da solo imbottito di esplosivo e rabbia disperata? E se è vivo sarà uno dei migliaia di prigionieri del lager di Gaza assediata o sarà un esule condannato al non ritorno? Handala invece è ancora un bambino, la matita che lo disegnò non può più farlo crescere.

Naji al-Ali che la impugnava come un’arma di amore è stato ammazzato da una pallottola sparata con il silenziatore, colpevole di avergli dato vita. Non posso chiedere ad Handala del ragazzo di Gaza. Handala non mi sente. Lui sente soltanto il grido di dolore che viene dalla sua gente.

Quello che noi non vogliamo ascoltare. Handala non mi guarda, ha occhi solo per la sua terra martoriata, quella che noi non vogliamo vedere. Handala ci volta le spalle come noi le abbiamo voltate a lui. Ripongo il ciondolo nel portamonete. “Chissà -fantastico- se la prossima volta che mi ricapita tra le dita potrò vederlo di faccia, sorridere finalmente per la sua terra libera”.

È un pensiero stupido. Non sono io, non siamo noi complici della indifferenza, a meritare il suo sorriso.

Vauro


IL MALE di Vauro e Vincino
n.36 – 06.07.2012

Il nostro direttore Vauro è stato invitato a Tunisi alla presentazione della prima rassegna di satira araba dedicata ad Handala (vedi pagina a fianco). Vi partecipano vignettisti tunisini, egiziani, libici e di un altro paese a sorpresa. Il vignettista tunisino Belkhamsa Chedly (uno dei due arabi nella foto) ci ha regalato qualche anteprima.

IL MALE di Vauro e Vincino
n.36 – 06.07.2012

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