Giornalisti italiani bloccati a Kiev: “Ci accusano di essere spie di Mosca”. Farnesina: in costante contatto – La Stampa

I reporter freelance Andrea Sceresini, Alfredo Bosco e Salvatore Garzillo, respinto alla frontiera, sono stati privati degli accrediti stampa. Domani Meloni in Ucraina

FONTE: LA STAMPA, 19 Febbraio 2023

Aspettano di essere interrogati dai sevizi segreti ucraini Andrea Sceresini e Alfredo Bosco, i reporter italiani bloccati a Kiev, privati degli accrediti stampa, necessari per poter lavorare e muoversi nelle zone del conflitto: sarebbero accusati di essere collaboratori di Mosca. Entrambi sono in Ucraina dall’anno scorso per documentare la guerra, sono stati fermati di ritorno da Bakhmut, dove avevano appena girato un reportage per la Rai. Cronisti freelance, da anni seguono le vicende del Donbass, per settimanali italiani e internazionali, libri e documentari per Rai, La7 e Mediaset. Dopo giorni di silenzio arrivano gli appelli perché il Governo intervenga per sbloccare la situazione, proprio alla vigilia del viaggio nelle zone del conflitto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un terzo giornalista, Salvatore Garzillo, è stato respinto alla frontiera polacca. «Siamo in contatto costante – afferma la Farnesina-. Stiamo seguendo la vicenda con le ambasciate italiane a Kiev e a Varsavia». Nessun commento sulle accuse di spionaggio mosse contro i giornalisti… CONTINUA SOTTO

A raccontare su Facebook la situazione, venerdì scorso, è stato lo stesso Sceresini: «È successo questo. Dieci giorni fa a me e ad Alfredo Bosco sono stati sospesi gli accrediti militari. Il perché non ci è stato mai comunicato ufficialmente, ma la voce che è girata – in primis nelle chat dei fixer – ci descrive come “collaboratori del nemico”, “spie dei russi” o qualcosa del genere. Nel giorno del fattaccio queste due “spie” stavano rientrando dal fronte di Bakhmut, dove – nel tentativo di trasmettere in Italia il senso del dramma che sta insanguinando l’Ucraina – avevano trascorso qualche ora simpatica sotto i colpi dell’artiglieria di Putin. Ma tant’è. Ci viene comunicato che gli ufficiali dell’Sbu, che sono i servizi di sicurezza, vogliono sottoporci a un interrogatorio. Non avendo nulla da temere, forniamo tutti i nostri dati e chiediamo di essere convocati il prima possibile. Solo che nessuno ci chiama. Restiamo tappati per giorni nel nostro appartamento di Kramatorsk, perché fuori è pieno di soldati e posti di blocco, e se ti beccano con un accredito non più valido rischi l’arresto». CONTINUA SOTTO

“Colpevoli” di aver raccontato nel 2014 e nel 2015, ciò che accadeva a Donetsk e Lugansk

Il racconto di Sceresini continua, i due si sono spostati nella capitale dove c’è la sede centrale dell’Sbu, per facilitare il confronto, ma anche lì nessuno li contatta. Scoprono che un altro collega, Salvatore Garzillo, «è stato respinto alla frontiera polacca. Anche lui non gradito. Lo hanno fatto scendere dal treno e lo hanno rispedito indietro. E sembra che anche altri reporter italiani si trovino oggi nella nostra stessa situazione. Scopriamo anche, sempre mentre siamo a Kyiv, che la nostra colpa – e quella di Salvatore, e di tutti gli altri – sarebbe quella di aver raccontato, nel 2014 e nel 2015, ciò che accadeva a Donetsk e Lugansk. Il che ci renderebbe automaticamente “collaboratori dei russi”».

“I separatisti ci hanno messo in galera”

Sceresini ricorda tutte le situazioni di cui lui e il collega si sono occupati, un elenco che rende paradossali le accuse: «Chissenefrega se a Donetsk, tra le altre cose, abbiamo indagato sulle miniere clandestine gestite dai leader separatisti, sui volontari fascisti che combattono coi russi, sulla corruzione, sulle faide interne del fronte putiniano. Chissenefrega se i nostri “amici” separatisti nel 2016 ci hanno persino sbattuto in galera, regalandoci la prima e unica notte dietro le sbarre della nostra vita. Chissenefrega se da un anno seguiamo la guerra da questa parte, spesso a rischio di prenderci un proiettile addosso. Chissenefrega se a ottobre il sottoscritto è stato in Siberia, fingendosi un turista, per raccontare il malcontento che c’è dall’altra parte. Perciò, dopo dieci giorni di silenzio solitario e amarissimo, oggi abbiamo deciso di raccontare anche questa storia. Si dice che la prima vittima di una guerra è la verità. A volte lo è anche la libertà».

Fratoianni: “Il Governo intervenga”

«Nei giorni scorsi alcuni giornali e le loro associazioni sindacali hanno denunciato che alcuni giornalisti italiani sono bloccati in Ucraina dalle autorità e dai servizi di sicurezza, ed è impedito loro lo svolgimento del proprio mestiere – scrive il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi Sinistra-. Data la delicatezza della situazione, ho anche annunciato sulla vicenda un’interrogazione parlamentare perché vogliamo sapere dal governo italiano cosa sia effettivamente accaduto e cosa stia facendo per sbloccare la situazione, a tutela dei nostri concittadini, e a difesa della libertà di informazione».

Odg e Fnsi: “I cronisti raccontano le guerre, non le fanno”

«Chiediamo al ministero degli Esteri di attivarsi al più presto per accertare la situazione e garantire ai due connazionali condizioni di sicurezza e agibilità per poter svolgere il loro lavoro» ha detto Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. «Il blocco da parte dell’Ucraina dei due giornalisti Andrea Sceresini e Alfredo Bosco con l’accusa di “collaborazione con il nemico” è inaccettabile. I cronisti non prendono parte alle guerre, le raccontano. Bisogna garantire loro sicurezza e il diritto di esercitare il proprio lavoro» sottolinea su Twitter il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani.

LEGGI ANCHE sul mio sito. Tutto su…
#DONBASS #ANDYROCCHELLI #UCRAINA

FONTE: LA STAMPA, 19 Febbraio 2023

🟠 Le vignette di Vauro, shop ufficiale

Lascia un commento