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Colleferro, Brasile: “Volevo deporre fiori. Ero idolo di Willy, ma trattato come diavolo” — Adnkronos

Massimiliano Minnocci (Brasile)

Pubblicato il: 12/09/2020 14:07
di Roberta Lanzara

“Volevo mettere sulla bara un mazzo di fiori, ma appena i giornalisti mi hanno visto è stato come se ci fosse il diavolo”. Lo dice all’Adnkronos Brasile (vero nome Massimiliano Minnocci, romano, della borgata di Pietralata) andato a Paliano per i funerali nel campo sportivo cittadino di Willy Monteiro Duarte che racconta: “Volevo andare da semplice cittadino. Non mi volevo fare pubblicità. Quel ragazzo mi seguiva sui social, ero il suo idolo per il riscatto che sto avendo. Me lo hanno riferito i suoi amici e per questo sono andato a rendergli l’ultimo omaggio”.

“Sono arrivato ed i giornalisti hanno cominciato a dire ‘il Brasile, il Brasile’… La Digos si è girata, ‘vieni qua, non ti muovere’, mi hanno detto e mi è risalito l’odio passato. ‘Ma che, mi sequestrate? Di cosa non mi muovo?’. Loro sanno che quando fanno così mi fanno ritornare indietro nel tempo. Sanno – rimarca Massimilano Minnocci – come farmi partire la brocca. Mi hanno trattato come un bandito di borgata e questo non è giusto perché io sto cambiando e siamo tutti uguali”.

Quindi con amarezza Brasile conclude: “Ormai per determinate persone è meglio che non cambi mai, perché gli fai comodo. Il Brasiliano che si ripulisce non serve più a nessuno. Vogliono il burattino“.

VAURO – “Voglio garantire personalmente la sincerità del percorso di cambiamento di Massimiliano Minnocci (detto il Brasile, ndr.) e lanciare un appello: le persone possono cambiare, dategli la possibilità di farlo”. Lo dice all’Adnkronos il vignettista Vauro Senesi, protagonista lo scorso novembre di uno scontro con Brasile durante la trasmissione di Rete Quattro ‘Dritto e Rovescio’, commentando il racconto di Minnocci andato a Paliano per rendere omaggio a Willy Monteiro Duarte. Vauro prosegue: “Perché invece di respingerlo non gli diamo una mano? E’ meglio che Massimiliano abbia in mano un mazzo di fiori piuttosto che una spranga. E’ un giovane che si sta impegnando con coraggio e a fondo per cambiare la propria condizione e non essere più il pericoloso muscoloso, impasticcato ma una persona capace di affetti e relazioni sociali. E ci sta riuscendo. Il portare i fiori sulla bara di Willy era un importante segnale da uno che ha vissuto da protagonista situazioni violente. Tanto più – conclude il vignettista – che parte del suo impegno è cercare di convincere quelli che sono come era lui a cambiare”.

La vignetta di Vauro per Willy (9 settembre 2020, Left)

Fonte: Adnkronos

Categorie:Articoli, News

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4 risposte »

  1. Volevo complimentarmi con te per l’esemplarità di comportamento avuto nei confronti del Brasile . Hai dato la dimostrazione tangibile che un’ altra strada è possibile (che poi ci permette di essere coerenti con le idee che propugnamo ) . Solidarietà a Massimiliano Minnocci .

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  2. Bravo Vauro! Avremmo bisogno di The Scary Guy
    Riporto un vecchio articolo del 2007, merita di essere letto anche se lungo…
    “È imponente, coperto di tatuaggi e piercing, si fa chiamare “Scary Guy”. E gira le scuole dall’Europa all’America per sconfiggere i prepotenti
    di Barbara Placido (Foto: Zed Nelson)
    D la repubblica delle donne, 20/01/2007
    È alto più di due metri, pesa centoventi chili ed è totalmente ricoperto – dalle braccia al volto, dai piedi alle orecchie, dal collo alle mani – di tatuaggi e per di più ha il piercing al naso, alle orecchie e sulle sopracciglia.
    Se vi capitasse di incontrarlo di notte, fuggireste via. Se lo vedeste avvicinarsi ai vostri figli, sareste presi dal panico. Reazione comprensibile.
    Ma sarebbe un grave errore. Perché per molti Scary Guy (letteralmente, Ragazzo spaventoso) è un eroe, che da dieci anni si dedica animo e corpo a sconfiggere il bullying, la prepotenza e la violenza (psicologica ma, più spesso, fisica) che sembra essere ormai endemica nelle scuole americane e inglesi.Scary guy
    Un istituto del Lincolnshire (Inghilterra) lo ha reclutato per risolvere i problemi psicologici degli studenti, traumatizzati dall’aver visto uno di loro morire accoltellato da un compagno di classe.
    Nel Minnesota lo hanno convocato per affrontare gli effetti di una sparatoria, avvenuta nelle aule, fra gli studenti.
    È a lui che un liceo di Scarborough (di nuovo, Inghilterra) ha fatto firmare un contratto di tre anni perché sconfigga il bullismo.
    Così, oggi, questo imponente ma anche, a suo modo, amabile signore vive perennemente in tournée: tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, ma con visite anche in Irlanda, in Scozia, in Germania, nei Paesi Bassi, in Australia, in Sudafrica e in Nuova Zelanda.
    Viaggi come piccoli passi per raggiungere quella che lui descrive -con voce imperiosa, tonante, decisa – come l’obiettivo della sua missione:
    “Lo sradicamento dell’odio, della violenza e del pregiudizio dalla faccia della terra”.
    Missione come minimo ambiziosa, imponente, appunto, almeno quanto lui.
    A chi gli dice che per cambiare il mondo non basta un uomo solo, lui risponde con una storiella.
    “C’è una scimmia che sa fare una cosa, e la insegna a due altre scimmie. Queste due scimmie fanno lo stesso, adesso sono otto le scimmie che sanno farla. A un certo punto saranno cento. Così quello che la scimmia numero uno ha insegnato alle due prime scimmie sarà un comportamento standard”.
    Scary non ha dubbi: il pregiudizio, l’odio e la violenza sono comportamenti indotti, non naturali. Basta imparare a comportarsi diversamente e le cose cambieranno. E a sentire questo predicatore convinto, lui, di persone, ne ha cambiate davvero molte.
    Secondo il suo website (www.thescaryguy.com), tra il 1998 e il 2004 Scary ha incontrato e portato il suo messaggio a 5 milioni di persone.
    Secondo alcuni degli studenti e degli insegnanti che lo hanno visto all’opera, l’effetto delle sue lezioni è sorprendente. Sa come trattare i giovani, è severo, ma rispettoso.
    Sa come catturare la loro attenzione e riesce ad avere risultati immediati e duraturi.
    E il numero delle scuole che lo chiama è in crescita, anche se le sue lezioni costano mille dollari al giorno (6.000 per istituti privati). Una cifra giustificata, secondo lui.
    “Si spendono così tanti soldi per generare odio, rabbia, violenza e morte… Parlo di guerre, omicidi, suicidi e roba simile”, dice. “Ma non vogliamo spendere una lira quando si tratta di insegnare alle persone amore e tolleranza”.
    Scary ha carisma. O se volete, un talento: sa come leggere gli animi.
    Proprio lui che in tutta la vita non ha letto un libro perché non riesce a mettere a fuoco le lettere e non riuscirà nemmeno a leggere la biografia che uscirà tra poco negli Usa.
    “Appena entro in una stanza, anche se ci sono duemila persone, riesco subito a capirle, a leggerle”, racconta. “Non so se è un dono, talvolta guardando negli animi degli altri scopro tanta sofferenza”.
    Ma da dove spunta Scary Guy?
    Prima del 1996 Earl Kaufmann (così si chiamava allora) era un signore qualsiasi, nato nel Minnesota nel 1953. Nel 1993, alla morte di sua madre, si trasferisce a Tucson, in Arizona. Smette di occuparsi di computer e “tanto per essere certo che a un lavoro d’ufficio non sarei più tornato”, si fa fare un tatuaggio sul collo.
    Ne aveva altri, certo, ma questo era il primo visibile a tutti.
    “Una passione infantile”, racconta. “Da piccolo ammiravo i tatuaggi sulle braccia muscolose degli amici di mio padre, quasi tutti marinai”.
    Abbandonato il lavoro d’ufficio apre un proprio negozio e diventa un vero tatoo artist. Ma dopo pochi anni si trova ad affrontare una serie di episodi che cambieranno per sempre la sua vita.
    Innanzitutto, gli viene negato il permesso di prendere parte a un raduno di tatoo artists proprio perché è tatuato sul volto.
    “I tatuaggi sul volto sono ancora tabù. Persino mia moglie era spaventata”, dice.
    In seguito un artista di Tucson suo rivale si fa pubblicità attaccandolo sui giornali locali con la frase: “Ma non siete stufi di avere a che fare con questi scary guys con la faccia ricoperta di immagini di guerra?”.
    Scary è furibondo. Vorrebbe prendere il rivale a botte con una mazza da baseball, ammazzargli il cane e così via.
    “La verità è che io stesso ero pieno di odio. Dicevo un sacco di cattiverie, definivo e inquadravo le persone senza rifletterci. Usavo il sarcasmo e l’umorismo per proteggermi e per attaccare gli altri. Quando me ne sono reso conto ho deciso di cambiare”.
    E così diventa Scary Guy, “il nuovo volto dell’amore”.
    “Decisi di usare il mio aspetto per scioccare le persone, per far loro comprendere che non è cosi facile capire cosa si ha dentro basandosi solo sulle apparenze”.
    Dal ’98 va in giro per le scuole. Le sue “lezioni” sono delle vere performance. La moglie Julie inizia a suonare l’arpa e legge una poesia. Poi annuncia: “Sono orgogliosa di presentarvi mio marito: Scary Guy”.
    “A quel punto”, racconta lui, “cammino lentamente fino ad arrivare al centro del palcoscenico. Mi fermo e mi rigiro, per mostrarmi da tutti gli angoli. I ragazzi mi guardano e mi giudicano. Glielo faccio notare. Gli dico: appena sono entrato vi siete detti: “lo so che tipo è quello. Un violento, un motociclista, un picchiatore”. E quindi passo l’ora che segue a fargli capire quali sono i meccanismi in atto nella creazione dell’odio, della violenza, del pregiudizio, della discriminazione e del bullying”.
    Sebbene Scary usi anche immagini e grafici, è nel potere delle parole che crede più che in qualsiasi altra cosa. “Le parole sono potere. Le potete usare per distruggere come per elevare un altro essere umano”.
    Nelle sue lezioni Scary parla ai ragazzi dell’anatomia di un prepotente”. È una persona che non sa riconoscere i propri sentimenti. Che è forse stata vittima di violenze, verbali, fisiche, magari sessuali, “lo ero violento, e se non avessi trovato la mia strada sarei finito male, morto ammazzato, suicida, o magari in manicomio”.
    Alle sue parole, alla sua performance, Scary fa seguire un voto, una promessa. I ragazzi dovranno impegnarsi a seguire la sua “sfida dei sette giorni e delle sette notti”.
    “Per sette giorni e sette notti non dovranno dire assolutamente niente di negativo su nessuno; non dovranno riferirsi ad altri con insulti o nomignoli, ma chiamarli solo con il loro nome”. Chi sbaglia, deve iniziare da capo. All’ottavo giorno, “succede qualcosa di fondamentale. Ma non posso dirti di cosa si tratta. Per scoprirlo bisogna farlo”.
    Non si fa invece problemi a rivelarci che “continuerò a fare quello che faccio fino al giorno della mia morte. Non è un lavoro, è la mia vita”.
    Una vocazione, ma anche un vero business.
    Sul suo website si vendono poster di Scary, magliette con la sua immagine e persino le sue statuette autografate. Oggi anche il suo nome è diventato un marchio (The Scary Guy TM). Ma tutto questo, lui dice, è per sostenere KidsVisionHeart, l’organizzazione no-profit che ha fondato per creare scuole più sicure e naturalmente per sradicare il pregiudizio dalla faccia della terra.
    Ha successo Scary: il suo messaggio, intriso di cliché e di buonismo, viene, in Inghilterra e in America almeno, molto apprezzato. E per quel che lo riguarda, sembra davvero essere riuscito a sradicare dalla sua vita sarcasmo e cinismo.
    “L’unico vero eroe da fumetto americano vivente” (come si definisce) sembra una contraddittoria mescolanza di forza e ingenuità. Ma per lui, che sulla contraddizione tra essenza e apparenza ha creato la sua intera dottrina, questo non è certo un problema.

    http://web.archive.org/web/20110913071343/http://www.carla146.it/10personaggi/pagine/17scaryguy.html

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  3. Grazie, Vauro!
    Il ritenere che una persona non possa crescere nella consapevolezza di quel che compie o ha compiuto significa solo giudizio e condanna “a prescindere”. L’uomo è molto più delle proprie azioni. Crescere nella consapevolezza significa rendere responsabili e quindi liberi.
    Dai, Brasile, anche se restasse uno solo a credere nel tuo percorso, ne sarebbe valsa la pena. E quel solo potresti essere tu… Ma non è così. Buon cammino.

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