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BUFALA! “Caso-Battisti, è rimasto solo Vauro a negare l’evidenza: nessuna condanna senza appello…”

Un’intervista mai accaduta. Anzi sì, ma… ➡️ non era Vauro [LEGGI]
Potete leggerla qui sotto. Il link alla fonte (Il Secolo d’Italia di Storace) potete trovarlo senza problemi, basta digitare il titolo. Noi di certo non regaleremo dei clic ad un sito dedicato a Giorgio Almirante.

SECOLO D’ITALIA, 26 marzo 2019 19:01

“Mentre il terrorista Cesare Battisti continua a parlare, a confessare, a difendere le sue azioni, l’unico a negare l’evidenza è ancora una volta Vauro. “Non si può dire con certezza cosa ci sia dietro le ammissioni di Cesare Battisti. L’impressione è che si tratti di una persona che ha avuto tutto il tempo per esternare il suo pentimento”. Lo sottolinea Vauro Senesi, tra i firmatari dell’appello promosso nel 2004 a favore dell’ex terrorista dei Pac da un gruppo di “intellettuali”. “Non è che un sentimento del genere arriva di punto in bianco, potrebbe trattarsi di una strategia per ottenere sconti di pena ma nessuno può affermarlo senza la minima incertezza”, aggiunge il vignettista. “È molto difficile dire cosa sia successo e non è il caso di fare condanne morali senza appello, perché nell’animo umano ci sono risvolti talmente complicati che ergersi a giudici del comportamento degli altri è molto difficile. Quello che posso dire – puntualizza – è che 15 anni fa, quando fu promosso quell’appello, certi comportamenti discutibili di Battisti che hanno provocato la reazione dei parenti delle vittime non si erano ancora manifestati. Mi rendo conto che è difficile perdonare, c’è chi avendo fede ci riesce, supera certi stati d’animo e non si lascia vincere dal rancore”. E Battisti parla: “Io non sono un killer ma sono stato una persona ha creduto in quell’epoca nelle cose che abbiamo fatto e quindi la mia determinazione era data da un movente ideologico e non da un temperamento feroce, quando in una cosa sei deciso e determinato. A ripensarci oggi provo una sensazione di disagio ma all’epoca era così”. È questa parte del verbale dall’interrogatorio che Cesare Battisti, detenuto a Oristano, ha reso davanti ai magistrati di Milano lo scorso 23 marzo. Così l’ex terrorista dei Pac, che per la prima volta ha ammesso le sue responsabilità rispetto a quattro omicidi per i quali sta scontando l’ergastolo, replica al pm che lo ha accusato di freddezza nel compiere le sue azioni. Tempismo perfetto, troppo persino per non suscitare dubbi in garantisti della prima ora come Sansonetti o Raimo: “Io ho sempre contestato il processo a Battisti, a mio avviso condannato senza alcuna prova, un processo durante il quale furono violate le norme di diritto”. Lo ha detto Piero Sansonetti, direttore di Il Dubbio, in merito alla confessione di Battisti dei delitti per i quali è stato condannato e le scuse. “La sua ammissione dei delitti e le scuse sono probabilmente strategici. – continua Sansonetti – Non sarebbero sinceri, ma si tratta solo di un’atto per aver sconti di pena, per evitare il carcere duro del 41bis o simili. Il problema è come furono fatti i processi in quegli anni. Fuori da ogni garanzia, calpestando i diritti del presunto omicida, quindi per me sono nulli e da rifare”. Dello stesso tenore l’opinione dello scrittore Christian Raimo che nel 2004, insieme ad altri “intellettuali”, firmò un appello a favore dell’ex terrorista dell’organizzazione Proletari Armati per il Comunismo. “Penso che la confessione di Battisti sia un risarcimento per le vittime e per lo Stato italiano. Sono perplesso però sul modo in cui questa confessione è arrivata, dopo alcuni mesi di isolamento, al 41 bis, di fatto un carcere disumano”. La pensa così lo scrittore, che si sofferma poi sulle motivazioni che hanno indotto Battisti ad ammettere le sue responsabilità: “Dopo mesi di carcere in quel modo – afferma – io stesso direi di aver sparato al Papa e di essere Ali Agca pur di rivedere i miei figli e la mia compagna”; comunque, prosegue, “sarei indifendibile da tutti i punti di vista. Battisti non era da decenni il rivoluzionario combattente, un criminale di fatto, una persona che rivendicava l’illegalità. È chiaro che non aver partecipato a un processo è una sua responsabilità”. Ed è chiaro, aggiunge lo scrittore, “che le responsabilità di Battisti siano evidenti”.”

Leggi ➡️ Caso Vauro-Battisti? Storia di uno scambio di vignettisti

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