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Coronadelirius — “L’aria che infetta”, di Michele Santoro e Vauro

#Coronadelirius “L’aria che infetta”, di Michele Santoro, 04.04.2020

La verità è che comanda ancora una volta la paura. I media hanno trasformato in patrioti gli italiani terrorizzati dal virus e in disfattisti i pochi che rimangono a porsi delle domande. Anche Panebianco sul Corriere della Sera chiede oggi alla politica di non nascondersi dietro il camice bianco dei medici e degli scienziati. Temo, però, che sia troppo tardi e che i buoi siano scappati dalla stalla. Continuiamo a procedere a casaccio, ignorando il numero dei morti, senza studiare i dati e verificare le ipotesi che andiamo formulando. Non ci avevano detto che i treni partiti per il sud avrebbero diffuso la peste? La Lucarelli, allarmata, si era sdraiata col telefonino per filmare quei terroni irresponsabili che, avendo perso il lavoro e senza soldi, dovevano starsene a Milano. La previsione era sbagliata. I giornali stamane sono pieni di foto dei napoletani per strada, “i napoletani come gli svedesi”. Ieri sarebbe stato un complimento. Titoloni sul “virus che si diffonde nell’aria”. Ancora non è dimostrato, ma quale sarebbe l’aria? Quella che si respira in strada? No, gli stessi studi scientifici lo escludono. L’aria infettante è quella che si respira al chiuso in ospedale (o in casa), dove ci si può contagiare a distanza di due metri da un paziente col coronavirus. Anche grazie ai condizionatori. A questo punto immagini che sia tutta una corsa a mettere in sicurezza gli ospedali (e i supermercati), a cambiare filtri dell’aria condizionata, a distanziare gli ammalati, a proteggere gli anziani. E chi lo dovrebbe fare, se invitare a non smettere di produrre equivale a un’esortazione al suicidio collettivo? Nessuno, dico nessuno, sta seguendo il nostro esempio nel mondo. Non la Germania, non la Francia, non gli Stati Uniti e nemmeno la Cina. “Tu metti i soldi al primo posto non la salute” mi dicono. I soldi sono importanti, ma mi preoccupa di più questo rendere passiva e inerte per tanto tempo gran parte della popolazione. I malati di cancro sanno che devono reagire per battere la malattia. Bar, ristoranti, strade, non sono economia, sono il corpo sociale che torna a muoversi. Invece ci obbligano a stare fermi a tempo indeterminato, immobili, inerti. “Lasciateci lavorare che vi tireremo fuori”. Vi ricorda qualcosa? Questa promessa non ha mai funzionato. Hanno chiesto a Renzo Piano se da casa non si può lavorare lo stesso. Ha risposto: “Col piffero!”. Quello che suonano benissimo da casa cantanti, attori e calciatori. Instagram gode. Le sardine non sanno che pesci (sic!) pigliare. E attori, tecnici, musicisti, calciatori delle serie minori vedono le star dimenarsi con le lacrime agli occhi. La Fiat ha fatto uno spot con le città italiane vuote per ricordarci che siamo quelli de “La grande Bellezza”. “Siamo italiani e ne verremo fuori”. Loro fuori ci sono già andati; e le tasse le pagano in Olanda. Giulio Carlo Argan, il più grande storico dell’arte che l’Italia abbia avuto, diceva: “Si lamentano delle bancarelle a piazza Navona, dei turisti seduti sulle scale di Trinità dei Monti, delle puttane al Colosseo. Ma se i monumenti non li usi, perdono ogni significato”. Il governo promette di aiutare tutti; l’opposizione l’incalza per promettere di aiutare di più. Speriamo che, come è successo in Africa, “gli aiuti” non ci mettano in ginocchio definitivamente. In Cina gli allarmi risuonano di nuovo nella Zona Rossa. La chiusura con fucilazione dei trasgressori non ha ancora raggiunto il suo scopo. Eppure i cinesi, quando salgono su un aereo, sentono la voce dello speaker: “Allacciate le cinture di sicurezza, voglio sentire un solo clic!”. Noi siamo più liberi. Almeno lo eravamo prima del Coronavirus. Dopo “lo saremo di più” o ci stiamo abituando a obbedir tacendo? In attesa di una risposta, lasciatemi mandare un saluto alla Svezia: “Simme ’e Napule, paisà!”. Michele Santoro


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👉 Tutto Coronadelirius


Disegno originale, esemplare unico
Vauro Shop ↗️ Etsy


↗️ MicheleSantoro.it

3 risposte »

  1. Ciao Michele,
    rischi di apparire bravo per dire cose che dovrebbero dire tutti quelli che non hanno portato il cervello al macero.

    Marzio

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  2. Finora la trasmissione tramite flusso di aria è stata riportata in Guangdong (via goccioline (droplets), però, fra membri di alcuni gruppi familiari presenti in un ristornate dove era in funzione l’aria condizionata). Nel furetto uno studio ha notato l’infezione fra animali posti al termine di un flusso d’aria, sospettando quindi la dispersione tramite particolato fine (in laboratorio, in una situazione non naturale). In ambiente ospedaliero, una quantità di operazioni sui pazienti genera aerosoli e quindi contaminazione ambientale diffusa. In un luogo di lavoro, è possibile che si generino questo tipo di situazioni perciò se non è indispensabile non c’è ragione di correre rischi. La scelta è pesante da fare: o chiudi dentro tutti gli over 65 in casa e li si provvede di tutto per tre mesi, oppure su falcia il 22% della popolazione (e una buona parte del personale sanitario). Il senso delle misure di rallentamento della diffusione sta nel non saturare i sistemi sanitari, permettere di prendere tempo, sperando di aumentare la capacità ricettiva, l’esperienza di cura, e nel medio termine, la finalizzazione dei programmi di ricerca tuttora in corso per determinare se esistono farmaci e combinazioni terapeutiche in grado di migliorare il decorso clinico. L’alternativa è fare come nel 1918-19: in tre mesi il 50% della popolazione prende un virus, e si assiste allo sterminio di massa più grande della storia dell’umanità. E per cosa, per tenere aperti i bar?

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  3. posizione assolutamente irresponsabile e ascientifica; io che ho tanto spesso apprezzato le sue posizioni dissento profondamente e su basi matematiche.. prima di dire cose del genere che possono indurre a comportamenti irresponsabili e decine di migliaia di morti in più farebbe bene a studiare un pò di epidemiologia e matematica

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