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Coronadelirius — “Elementare, Watson!”, di Michele Santoro e Vauro

#Coronadelirius “Elementare, Watson!”, di Michele Santoro, 03.04.2020

Francamente dopo l’attentato terroristico alle due torri non c’era un’adesione così forte della televisione al pensiero unico. Sono veramente pochi quelli che trovano il coraggio di sollevare qualche domanda scomoda o di dare risposte anticonformiste. Chi lo fa rischia di far indignare non solo il governo ma la maggioranza degli italiani. Perché, quando i mezzi di comunicazione agiscono in coro, producendo un’enorme onda emotiva e non razionale, bastano quarantotto ore per consolidare una convinzione che sarà impossibile sradicare. Tanto più se si usano le armi del patriottismo e della retorica delegando agli specialisti il compito di ragionare e di decidere. In Italia sono morti 73 medici ma non c’è stata nessuna levata di scudi. “Sono i nostri angeli!”. Amen. Dopo che l’11 settembre Bin Laden colpì al cuore il mondo occidentale la parola d’ordine fu “siamo tutti americani”. Noi la adottammo con un punto interrogativo. Quel punto interrogativo fece la differenza perché il movimento pacifista capì che c’era un luogo dove le sue idee avrebbero avuto diritto di cittadinanza. Continuiamo a ripetere che l’Italia è il laboratorio più avanzato per battere il Coronavirus. Ma laboratori sono anche la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti, la Germania. E la Svezia. Come ha spiegato pacatamente una giornalista ieri sera a Lilli Gruber. Se lì ci saranno più o meno morti potremo fare un confronto e ricavarne delle conclusioni. E la Rai? Pago il canone per sapere cosa accade nel mondo, non per vedere una brava giornalista come Giovanna Botteri ridotta a fare un pastoncino di eventi internazionali in poco più di un minuto. Per quello basterebbe un redattore qualsiasi, a Roma o a Milano, non serve “il nostro corrispondente” non si sa da dove. Il Servizio Pubblico ha perso da molto tempo il primato negli approfondimenti giornalistici. In questi giorni riesce a cedere perfino una quota d’ascolto, pur essendo la gente costretta a restare chiusa in casa e a guardare la tv. Anche sulla Rai non c’è niente da fare? Se Atene piange, Sparta non ride. Pubblico o privato, stessi virologi a pioggia a tutte le ore; e un’unica ricetta: “Io sto a casa”. Abbiamo capito. Anche gli altri stanno a casa. Ma perché la Germania consuma il quaranta per cento di energia più di noi? Per fortuna che è ricomparso Prodi a indicarci la strada. Come praticamente tutti gli altri esperti dei talk, non si spiega come mai quei testoni dei tedeschi si rifiutino di capire che aiutare l’Italia vuol dire aiutare anche loro. Stiamo combattendo il virus per salvare l’Europa e l’Olanda pensa ai suoi tulipani? È una considerazione così logica, così basilare, così lapalissiana, che solo per teutonica testardaggine si può respingere una cura che aiuta tutti a venir fuori dalla malattia. Che si può fare per convincerli? Gli americani, al tempo della guerra in Vietnam, per spiegare le ragioni del mondo libero, alternavano alle bombe il lancio di volantini. Noi potremmo usare Rai International, una trasmissione in tedesco condotta da Conte, che come conduttore è oggi il numero uno, sullo stile di “non è mai troppo tardi”. Fare il maestro in Germania è un po’ antico. Meglio vestirsi da scienziato investigatore. Da Sherlock Holmes, insomma. Con Prodi nella parte di Watson. Peccato che non possiamo costringere i tedeschi a vederla. Crollerebbero e firmerebbero in bianco qualunque cambiale. Ecco, Prodi, facciamo così e così e battiamo la Recessione. Giusto? E voi, cari tedeschi, santa pazienza, avete capito? Elementare, Watson! Michele Santoro


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Disegno originale, esemplare unico
Vauro Shop ↗️ Etsy


↗️ MicheleSantoro.it

1 risposta »

  1. Per la mancanza di dispositivi di protezione medica, la colpa è della totale, inesorabile, criminosa impreparazione dei sistemi sanitari regionali e dello Stato italiano a una emergenza di livello nazionale (All-Hazards preparedness). Per avere i PPE bisogna – perlomeno – formare delle scorte su base centrale, regionale, e poi municipale. Poi identificare le linee di produzione e di approvvigionamento in caso di urgente richiesta. La effettiva nazionalizzazione delle stesse o la ‘spoliazione’ del controllo privato, salvo indennizzo. (D’altra parte sono ‘loro’ a parlare di ‘economia di guerra’, no?) Non ci siamo, perché bisognava cominciare dieci anni fa almeno. Anche per la rete di sorveglianza e monitoraggio di eventi insoliti. E per la scarsa pratica di fare PCR nei laboratori ospedalieri in favore delle obsolete colture. Non saprei neanche da dove cominciare, da quanto male penso degli amministratori di questo Paese. Per l’UE, spero solo ci sia una uscita simile a quella del dopo-Chernobyl in URSS (la dissoluzione, ma lì almeno all’inizio tutti contribuirono all’istante a salvare l’Ucraina, anche se poi fu chiaro che uno Stato con quelle priorità non poteva più sopravvivere). L’UE non è fatta per lavorare insieme: non è che un gruppo di interessi anche poco omogenei. Vada all’inferno, assieme ai suoi leader.

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