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Coronadelirius — “Accendiamo i motori”, di Michele Santoro e Vauro

#Coronadelirius “Accendiamo i motori”, di Michele Santoro, 02.04.2020

Non vado in tv e, lo ripeto, per i pochi che hanno la pazienza di leggermi. Dubito che l’abbia fatto chi mi redarguisce: “Vuoi farci uscire per farci uccidere tutti?”. Per me chi vuole può restare in casa a recitare il rosario. Non solo fino a Pasqua, fino a Natale prossimo venturo. Ma non può farlo togliendo a me quel diritto di muovermi che la Costituzione riconosce. A meno non si dimostri che sono io a mettere in pericolo la vita altrui. Se io porto il cane a fare un giro intorno a casa, se mantengo le distanze di sicurezza, se faccio respirare il bambino dieci minuti fuori dall’appartamento in cui è rinchiuso da giorni (e starei, invece, ben attento a portarlo con me al supermercato), non contamino nessuno. Chi dice il contrario è un terrorista. Se poi è un politico che fa il terrorista temo che stia cercando di nascondere le sue responsabilità. Una fonte non sospetta, il professor Palù, virologo che il Corriere della Sera definisce, intervistandolo, “uno degli studiosi italiani più considerati all’estero”, dichiara: “In Lombardia hanno ricoverato quasi subito il sessanta per cento dei casi confermati, esaurendo i posti letto”. Ma bisognava ospedalizzarne solo uno su cinque “perché la Sars ha insegnato che si tratta di virus a diffusione ospedaliera. La decisione di trasferire i malati dell’ospedale di Codogno è stata infelice”. Più chiaro di così. Ma i positivi accertati? Devono stare in completo isolamento separati dalla loro famiglia. E se non sanno di esserlo? Bisogna cercarli. Con test rapidi e tamponi (con precedenza a medici, infermieri e personale delle Case di riposo). Per farlo efficacemente bisogna moltiplicare gli sforzi per sviluppare l’autosufficienza del nostro Paese non solo nel produrre mascherine e respiratori ma aumentando i laboratori di analisi e il personale che ci lavora. Il distanziamento sociale è stato fondamentale ma non ferma da solo l’epidemia e bisogna accorciarne i tempi aumentando i test e i tamponi e gli studi statistici per selezionare chi dovrà muoversi per primo. Si può immaginare un Paese dove tante persone rischiano per aiutare gli altri e tutti gli altri se ne stanno fermi a guardare? Ci sono programmi informatici ai quali si possa lavorare da casa? I dipendenti dei comuni possono fare qualcosa per accelerare il rinnovo delle carte d’identità? E per gli archivi dei tribunali nessuna idea? I cantieri piangono. Che ne direste di rifare le strade di Roma ora che non c’è traffico con le giuste misure di sicurezza per i lavoratori? Si può chiedere ai cinesi della Cina di aiutare i cinesi di Prato a produrre mascherine in Italia? Il mio amico Massimiliano Lenzi ha intervistato l’imprenditore che ha rilevato l’Ideal Standard che ha detto: “Potevo continuare a produrre ma gli operai erano schiacciati dalla paura”. Il terrorismo dei media non aiuta a ripartire. Riguardo agli aiuti all’economia lo Stato deve muoversi subito e il contributo dell’Unione europea è decisivo ma, mentre ci sforziamo di trovare la giusta mediazione su quello che deve fare l’Europa per noi, sarebbe utile mostrare ciò che siamo in grado di fare noi per l’Europa. Nessuno può nascondere la testa sotto la sabbia. Le Assicurazioni, per esempio, devono abbassare le tariffe visto che è stato limitato il traffico e ci sono stati meno incidenti. Sky gli abbonamenti. Le bollette di acqua, luce, gas e telefono nelle case di vacanza devono considerare la proibizione ad usarle. Non contesto i limiti della libertà ma la loro minaccia di prolungarsi all’infinito, la loro coerenza e sensatezza e chiarezza. Contesto che ci sia un primo tempo “tutti fermi” e un secondo tempo “che si torna tutti insieme alla normalità”. Il governo parla finalmente non dell’ultimo sforzo ma di “convivenza con il virus”. Se prima si fosse impegnato a far funzionare i computer dell’Inps conviveremmo in maniera più efficace. Ma i nostri ministri in storia non li batte nessuno. È in matematica che hanno le lacune maggiori. Michele Santoro


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↗️ MicheleSantoro.it

1 risposta »

  1. Il problema è che le dinamiche di trasmissione non sono state del tutto chiarite per questo CoV. I nuovi casi che vengono notificati quotidianamente da quali catene di contagio giungono? In ambito domestico? Sul posto di lavoro? A casa (se si vive soli)? Ci sono vie di trasmissione non del tutto note, come per esempio quella tramite le tubature fognarie condominiali, tanto per citare qualcosa che impaurisce molto a Hong Kong o Singapore (ovvero laddove ”preparazione pandemica” non era solo un dépliant circolante all’interno di qualche ASL). Ci sono poi i ricoveri: i pazienti vanno isolati altrimenti la trasmissione continua a domicilio (interi nuclei familiari, vicini, amici anche durante la quarantena). Ci vogliono strutture di ‘transito’ per i pazienti ancora non sintomatici, quelli con malattie lieve e moderata, con un percorso di priorità verso l’ospedale quando la polmonite si aggrava. Le strutture sanitarie italiane – e anche quelle del Nord Est malgrado Palù – risentono della totale e tragica mancanza di misure di prevenzione e controllo delle infezioni anche in tempi normali. Sono obsolete, sotto-organico, dirette da baronie (questo nonostante Palù & Co.) e le specializzazioni fortemente influenzate da appartenenze a consorterie (quindi non sempre la preparazione è decisiva). Questi ospedali del ricco nord sono da cinquant’anni in manutenzione (una bella vacca da mungere), e quindi più recenti sono stati aperti già vecchi (esempio Schiavonia). La preparazione pandemica è opera sistemica, decadale, non si improvvisa. Certo non con 20 SSR, baronie, ruberie, amministratori locali, ASL e altre amenità che nulla avevano a che fare con la salute pubblica. Per tornare al lavoro, quando ci sarà una sierologia attendibile ne riparleremo.

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