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Coronadelirius — “La cura”, di Michele Santoro e Vauro

#Coronadelirius “La cura”, di Michele Santoro, 30.03.2020

Feltri vuole una data certa che ponga fine alla quarantena oppure imbraccerà il fucile. À la guerre comme à la guerre. Ma la data è come il coraggio di don Abbondio, se non ce l’hai nessuno te la può dare. Ragioniamo. È vero che abbiamo fatto come in Cina? Non è vero. Basta leggere oggi su Repubblica l’intervista al medico cinese accorso in Italia per aiutarci: “Nel mio ospedale ho curato milleduecento casi di Covid e non c’è stato nessun contagio nel personale sanitario. Abbiamo lavorato con tute pesanti e turni corti di quattro o sei ore. Le nostre postazioni di terapia intensiva sono di nuova generazione, le vostre vecchie. I pazienti devono avere percorsi separati, Tac riservate, personale sanitario dedicato e gli ospedali Covid devono essere completamente isolati. Medici e infermieri in Cina non tornano a casa e vengono sottoposti continuamente a tamponi. I positivi non devono restare in famiglia ma essere monitorati in cliniche dedicate a loro per intervenire in tempo se si aggravano”. Ditemi che in Italia è così e accetterò tutto il resto senza discutere. Ho sentito ieri il Ministro della Salute, Speranza, dire a Fabio Fazio che “le mascherine prodotte da fabbriche italiane vanno sottoposte ai dovuti controlli prima di permetterne la distribuzione. Ma stiamo scherzando? Prima “siamo in guerra”, poi “aspettiamo il timbro” per mandare uno strumento indispensabile a chi opera al fronte. Bastava la verifica immediata di un esperto per esaminarne le caratteristiche e limitarne l’uso agli ospedali senza metterle in commercio. Abbiamo ben due Commissari per l’emergenza ma delle mascherine si deve occupare il Ministro degli Esteri. E i rapporti con gli Stati Uniti li affidiamo alla Protezione Civile? Che una volta, con Bertolaso, poteva evadere qualunque vincolo burocratico e veniva usata per campionati di nuoto, visite di Presidenti e G8, G7, G qualsiasi cifra. Per evitare abusi abbiamo buttato via l’acqua e il bambino. Ma quale burocrate ha impedito alla Protezione Civile di accorgersi che in Italia abbiamo una fabbrica di respiratori, come ha scritto ieri “Il Fatto”? Briatore vorrebbe denunciare il governo italiano che, a suo parere, doveva avvisare del pericolo gli ospedali lombardi. Lo perdono perché parla da Montecarlo. Poverino, non sa che dovrebbe denunciare prima Fontana. Gli ospedali italiani dipendono dalle Regioni. Berlusconi dimostra di essere molto più intelligente definendo una sciagura una crisi di governo. Certo, però, che il governo dovrebbe assumersi le sue responsabilità e non scaricarle su di noi con l’aiuto dei virologi e dell’Istituto Superiore di Sanità! Per Brusaferro dobbiamo restarcene reclusi fino a Pasqua. Poi ci darebbe il permesso di sollevarci dal divano, un centimetro alla volta. In quanto tempo? Non si sa. Gentiloni , commissario europeo, ci avvisa che è illusorio aspettarci che sia la Germania a farci rialzare. Quindi dobbiamo rialzarci da soli. Un centimetro alla volta? Tenerci tutti a casa è stato un principio di precauzione necessario, soprattutto viste le condizioni degli ospedali. Ma lasciatemi fare una domanda provocatoria: ci sono evidenze scientifiche, Cina a parte, che tenerci tutti a casa molto a lungo sia il modo migliore per combattere il Virus senza precipitare in una grande “Depressione”? Io obbedisco, non faccio come Feltri; ma è troppo chiedere al governo cosa intende fare? Ora; non dopo, quando sarà troppo tardi. Conte manda avanti gli scienziati a rispondere. I miei colleghi dei talk dovrebbero ascoltarli e poi chiedere: “Professore, lei ci metterebbe la mano sul fuoco su questa cura? ”. Non vorrei che rispondessero come un tale una volta : “No, non ce la metterei”. “E perché?”. “Perché non vorrei bruciarmela”. Michele Santoro

👉 Tutto Coronadelirius


Coronadelirius fotogallery


Disegno originale, esemplare unico
Vauro Shop ↗️ Etsy


↗️ MicheleSantoro.it

1 risposta »

  1. Il problema di mandare o no la gente a lavorare dipende: a) dalla disponibilità di protezioni personali da utilizzare nei luoghi di impiego; b) dal loro stato immunologico (suscettibili o no al SARS-CoV-2). Per la seconda opzione, è necessario disporre di un test sierologico affidabile, che dia indicazione su un livello protettivo di anticorpi. Se la persona ha avuto l’infezione e ha sviluppato immunità efficace, è anche possibile che torni a lavorare con un certa sicurezza (finché il virus manterrà intatte le sue caratteristiche antigeniche, anche se una eventuale immunopatologia non si può escludere a priori). Si naviga in acque sconosciute, perciò bisogna agire contemporaneamente su più fronti. La produzione e distribuzione di DPI, lo sviluppo di test sierologici; la messa a punto di protocolli terapeutici; la individuazione precoce dei casi, il loro isolamento e trattamento precoce. Tutto ciò è stato possibile inizialmente in Cina perché l’epidemia era ben focalizzata in una provincia, mentre il resto del Paese era ancora in grado di ‘resistere’. Da noi è diverso: un piccolo Paese, disorganizzato, impreparato, incapace di fare risorsa della sua enorme massa di disoccupati – sotto-occupati (per dire, anche le spese a domicilio – a pagamento – sono diventate impossibili). Stare a casa è il meno, la soluzione più banale. Quello che seguirà alla prima ondata pandemica non lo sa nessuno. Certo non si potrà pensare alla BCE, all’Eurogruppo o al Patto di Stabilità, o allo Spread, o alla Coalizione di Governo. Questo è certo.

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