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Coronadelirius — “Un medico solo al comando”, di Michele Santoro e Vauro

#Coronadelirius “Un medico solo al comando”, di Michele Santoro

Di questi tempi l’ironia non paga e aumenta il numero di chi scrive senza saper leggere. Perciò cercherò di essere chiaro. Non ho niente contro chi canta e suona e balla e mette le bandiere alle finestre e fa gli aperitivi. Ma la parola guerra non mi è mai piaciuta e mi fa ridere l’idea che la si possa combattere standosene tappati in casa senza fiatare e pensare. Quando ci si ammala gravemente ci si mette completamente nelle mani dei medici e della scienza. Non esiste, però, un bravo medico che non ti spieghi che il paziente è un agente importante della sua guarigione. Il malato deve reagire, fare appello alle sue forze, non limitarsi ad aspettare che le medicine facciano tutto da sole. In Italia ci sono cinquemila infettati tra medici e infermieri. Di chi è la colpa? Di quelli che correvano nei parchi o di qualche falla che si è aperta nel nostro sistema sanitario? Basta moltiplicare i cinquemila con tanti loro pazienti per qualunque coefficiente e si capirà che gli ospedali sono stati i più importanti centri di propagazione del virus. Oggi vediamo medici e infermieri con l’aureola, “sono i nostri eroi”, proprio come vedevamo i vigili del fuoco di New York dopo l’attacco terroristico alle due torri. Come sono finiti quei vigili eroi? Abbandonati e lasciati a morire di cancro tra atroci sofferenze.
Dunque ricordiamoci domani di questi medici e di questi infermieri e affidiamoci a loro, pretendendo il massimo della sicurezza. Ma la politica è un’altra cosa. Il governo non può indossare il camice bianco, non può nascondersi dietro le diagnosi, a volte contraddittorie, degli specialisti. Deve dirci cosa dobbiamo fare e accettare che si sollevino dubbi e si propongano soluzioni alternative. Da parte dell’opposizione e della libera stampa per conto dei cittadini. Personaggi che, essendo cresciuti nei talk show, pontificano praticamente su tutto, ci spiegano che se non avessimo Conte avremmo Salvini come Presidente. Ma non riescono a capire che Conte, per il quale tifo anch’io in questo momento, non deve creare una prassi che domani un suo successore meno fedele alla Costituzione potrà adottare al posto suo. Questi sapientoni concludono: ”Che differenza fa se Conte parla sui social o sulla Rai? Tutti possono riprenderlo”. Fa una gran differenza. Prima di tutto il Presidente Conte e il suo staff hanno costruito il loro messaggio con le modalità tecniche dei social, costringendo gli altri media a subirla in seconda battuta. Ma, ciò che più conta, avete mai sentito dire “il medium è il messaggio”? Cosa significa? Significa che se scelgo di usare principalmente un mezzo pubblico, la Rai, e lascio quel segnale anche a disposizione dei privati e di tutti coloro che vogliono ritrasmetterlo ne sto esaltando il valore pubblico. Se, invece, uso un medium che appartiene a me, sto diffondendo l’idea che la mia persona viene prima dello Stato o del governo o dei partiti; e sto adoperando la mia carica per affermare la centralità del mio profilo privato. Non so voi. Io non affiderei a un medico la vita senza le dovute informazioni e tanto più a un politico che di professione fa l’avvocato.

Michele Santoro 24.03.2020

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Disegno originale, esemplare unico
Vauro Shop ↗️ Etsy


↗️ MicheleSantoro.it

1 risposta »

  1. Il motivo esatto per cui gli ospedali sono diventati ‘agenti amplificatori’ è noto: la mancata applicazione delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni’ (IPC). Fu lo stesso motivo che causò l’esplosiva epidemia di MERS-CoV in Corea del Sud un paio di anni fa. E la stessa ragione che ha reso l’infrastruttura sanitaria italiana preda di ogni sorta di germe antibiotico-resistente. Per attuare IPC necessitano alcune cose: la formazione del personale, la sanzione per i trasgressori, la responsabilizzazione a tutti i livelli (dal portantino all’OSA, dall’infermiere al primario, dal DG dell’ASL al Ministro), il rinnovo delle strutture e delle attrezzature e – di fondamentale importanza – l’immagazzinamento di quantità di materiali per la protezione personale in periodi non di emergenza, con attenzione alla continuità della fornitura e alla filiera produttiva. Tutto nel quadro della preparazione pandemica, cosa che non si improvvisa ma che deve essere mantenuta continuamente. Si sono prodotte montagne di carta a riguardo ma l’applicazione sul terreno non c’è mai stata. Ecco perché Hong Kong ha meno di 400 casi e un decesso e noi oltre 60,000 (probabilmente 600.000 o più). Si credeva fossero soltanto i congolesi a morire da soli negli ETU per l’ebola. Ora tocca a noi. Che effetto fa?

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