Left

La Zecca — Vauro (2019)

[Raccolta di 320 tra vignette e tavole, anche a colori] La causa della sua satira corrosiva e irriverente è finito nel mirino di Matteo Salvini e, non solo sui social, si è attirato le intimidazioni e gli avvertimenti dei fans del ministro dell’Interno. «Mi arrivano fin dentro la cassetta della posta» ci racconta Vauro. Ma queste per lui sono solo medaglie e la sua matita continua imperterrita a sferzare quotidianamente i potenti di turno.

«Un cagasotto come tutte le zecche rosse». «Sempre stato un coniglio, sempre pronto a prendere in giro la Chiesa cattolica e il Centrodestra». «Il solito comunista radical chic». E si potrebbe continuare a lungo… La “zecca rossa” non è altri che lui, Vauro Senesi in arte Vauro. Non solo il maggior vignettista italiano di questi anni (questo ormai è un titolo assodato e guadagnato sul campo): ma un opinionista a pieno titolo, un maître a penser (ma lui inorridirebbe certo a questa definizione) con la matita. In questo libro, Vauro Senesi ha raccolto le vignette ideate e realizzate per «Left», la nota rivista di politica e società, “unico giornale di Sinistra” come si autodefinisce (anche ironicamente). Ne La Zecca troverete dunque le battute più corrosive del più corrosivo autore satirico italiano. Sempre cattive, a volte cattivissime. Quasi sempre politicamente scorrette, o iper-corrette. Da amare o da detestare, così come avviene per il suo autore. L’ultima, vera, irriducibile “zecca rossa” che si possa trovare nel panorama giornalistico e culturale dell’Italia di oggi.

La Zecca di Vauro

PREFAZIONE DI MONI OVADIA
[Editoriale90 / Compagnia editoriale Aliberti]

A causa della sua satira corrosiva e irriverente è finito nel mirino di Matteo Salvini e, non solo sui social, si è attirato le intimidazioni e gli avvertimenti dei fans del ministro dell’Interno. «Mi arrivano fin dentro la cassetta della posta» ci racconta Vauro. Ma queste per lui sono solo medaglie e la sua matita continua imperterrita a sferzare quotidianamente i potenti di turno.«Il suo linguaggio non cessa di indagare, di mettere alla berlina le rappresentazioni e i raggiri degli uomini e degli omuncoli di potere» scrive Moni Ovadia nella prefazione al nuovo libro di Vauro “La zecca” (Editoriale90 e Compagnia editoriale Aliberti).

«La satira può essere tagliente, graffiante, pesante, amara e tutti gli altri aggettivi che di solito le vengono attribuiti da chi non la fa» ha scritto Vauro su Left che da anni pubblica le sue vignette, sia sulla versione cartacea che su LEFT.it.

«Per me è un gioco, proprio come quello dei bambini, a volte rischioso, spesso chiassoso, fastidioso alle orecchie degli adulti ma mai monotono e sempre ricco di fantasia. E i bambini (almeno quelli di un tempo lo erano) sono immuni al conformismo».
La satira non può essere conformismo perché altrimenti perderebbe la sua forza che è anche fantasia e allegria. La satira, dunque, è «sovversiva», dice l’autore.

Non a caso «negli anni questo gioco» gli ha procurato «tentativi di censura, licenziamenti ed espulsioni, denunce e processi, assoluzioni e condanne». Fino «all’ossessione compulsiva di Salvini di querelarmi ogni venti minuti». Giustificando in questo modo la bassa classifica dell’Italia nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa.

Gli ultimi tre anni della nostra vita scorrono attraverso le tavole di Vauro. Il suo sguardo si sofferma sul Palazzo – dal centrosinistra ai legastellati -, sulle politiche razziste, su quelle del (non) lavoro, sulla difesa della Costituzione, sull’attualità internazionale comprese le crisi interne al Vaticano. E naturalmente sulla sinistra.
Vauro come un partigiano, scrive Moni Ovadia: «Il tratto che compone i suoi personaggi, incluso quello di se stesso, è popolare, proletario, attinge a un’umanità che viene dal basso e ha tutti i titoli per stigmatizzare le ingiustizie».

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