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Ragioni di Stato, il Centre George Pompidou cancella il conflitto del Sahara Occidentale

1999, Necessità dei volti, campo profughi di Smara, deserto algerino dall’Hammada, prime catalogazioni dell’archivio fotografico conservato nel Museo Sahrawi della resistenza.

Titolo originale: “AU-DELÀ DE LA CENSURE” – Alias, 14 dicembre 2018

Il Centre George Pompidou, per ragioni di Stato e su richiesta del Regno del Marocco, cancella il conflitto del Sahara Occidentale.

Una edizione speciale del libro “Necessità dei volti”, opera che raccoglie ritratti provenienti dalla guerra iniziata con l’invasione marocchina dell’ex Sahara spagnolo, è stata acquisita nel 2012 dalla Bibliothèque Kandinsky di Parigi. Consultabile finora solo nella sezione dei libri rari, il volume è stato presentato negli spazi della collezione permanente del Centro Pompidou, da metà ottobre 2018, in una sala allestita per ospitare l’insieme dei materiali che lo compongono. In seguito ad una lettera inviata da un funzionario del re Mohammed VI, alla fine di ottobre, la presidenza del museo parigino ha rimosso immediatamente l’opera sgradita al Marocco. Contro l’inedita forma di censura adottata, ed il mutismo che tuttora l’avvolge, si stanno esprimendo ricercatori e associazioni di vari paesi.

Le adesioni alla richiesta di restituzione integrale dell’opera, inviata al Centro Pompidou dai ricercatori del «Collettivo informale Sahara Occidentale», si raccolgono via mail a: necessitadeivolti@gmail.com

Au-delà de la censure

483 fotografie senza autore che sopravvivono al loro destino: immagini della quotidianità di soldati inviati a combattere una guerra che per chi l’organizza e governa da oltre quarant’anni non esiste (la chiamano “guerra fantasma”). Documenti di una memoria che perdura, quasi clandestina, e lascia vivere insieme ciò che il potere separa: sul fronte del Sahara Occidentale chi è aggredito conserva ciò che resta – qualche immagine – della vita altrui. Necessità dei volti è il volume che condensa il progetto del «Collettivo informale Sahara Occidentale»: tenere insieme una parte delle fotografie personali di soldati marocchini caduti in battaglia o fatti prigionieri dal popolo Sahrawi. Scongiurando qualsiasi esibizione di queste immagini, piuttosto le contiene e custodisce, il libro di Necessità dei volti, che in pubblico si presenta chiuso, è un’esperienza che conferma un’ipotesi del filosofo francese George Didi-Huberman: «Immagini malgrado tutto».

La decisione del Centre George Pompidou di ritirare Necessità dei volti da una propria sala senza fornire né una dichiarazione ufficiale né una presa di posizione pubblica è un’azione inverosimile, forse persino impensabile. Impensabile perché è molto difficile immaginare non certo un atto di censura ma l’orchestrazione di un gesto che mira a cancellare l’esistenza stessa dell’opera.

Una sala del museo, all’improvviso, diventa inaccessibile; una porta si chiude; una lunga vetrina svanisce.

L’esclusione di Necessità dei volti non è un semplice atto di censura che, comunque, già di per sé non farebbe onore al Presidente del Centre Pompidou, Serge Lasvignes, che piega una delle più notevoli istituzioni museali parigine alle istruzioni di alcuni rappresentanti culturali del Marocco (la lettera del Presidente della Fondazione dei musei nazionali marocchini a Lasvignes, perché prenda posizione contro Necessità dei volti, è un documento che meriterebbe una decifrazione e decostruzione accurata sino alla sua icastica e roboante conclusione, quando leggiamo che l’iniziativa ospitata dal museo francese sarebbe capace di generare una «rottura totale con la nostra causa comune che è l’Arte»). Ma se fosse solo questo, in verità, nulla di nuovo; episodio grave, ma banale: quante volte è capitato e capiterà ancora una forma di censura verso chi non ha la forza d’impedirlo? D’altronde, una censura, per quanto odiosa, spesso si rivela un’azione a doppio taglio perché, censurando, oscura certo, ma finisce, almeno in qualche caso, per mettere in luce ciò che vorrebbe nascondere, consegnando un senso, un valore persino inedito a ciò che condanna. Insomma, un’opera censurata, esiste e resiste.

Il libro di Necessità dei volti, piuttosto, è stato cancellato, come abolito. Anche il comunicato del Collettivo informale, del 12 novembre scorso, nell’annunciare il ritiro dell’opera dalla biblioteca Kandinsky (che conserva una copia del libro dal 2012), dopo la decisione del Pompidou, parla di censura:

Necessità dei volti, opera censurata per ragioni di Stato, decide di abbandonare il Centre Pompidou. Il libro prende congedo da un luogo che rinuncia ai lumi e impone, senza il coraggio di una dichiarazione pubblica, l’oscurità ad un’opera che avrebbe preferito non esistere.

Tutto vero: una censura c’è stata. Ma c’è di più ed è questo resto che sconcerta. Un’esagerazione, che nega la dimensione in cui le immagini abitano il luogo della loro quasi estinzione per lasciare che il passato sia, nonostante tutto, testimoniabile.

Il silenzio del Pompidou nel momento in cui sopprime lo spazio già destinato a Necessità dei volti rivela la logica di un’operazione impegnata non soltanto a rimuovere un’opera da un museo ma a sconfessare ciò che essa condensa al di là della sua materiale singolarità (in questo caso un particolare libro d’immagini di guerra). In fondo, con Necessità dei volti, c’è poco da vedere: il libro non si apre in pubblico; le fotografie ai visitatori sono precluse. Ma forse proprio questo segreto, come un’esitazione, il ritrarsi dall’universo della visione cui ogni giorno siamo consegnati, l’assenza d’immagini, che pure esistono, inquieta i vertici culturali del Marocco e impone al Pompidou una strategia speciale: Necessità dei volti non deve lasciare alcuna scia del proprio passaggio; come se davvero quel volume non fosse venuto al mondo e non avesse, neanche per qualche giorno, lasciato una traccia nell’istituzione francese. Una traccia d’altronde, come insegnava Derrida, è proprio ciò che differisce dalla sovranità del Logos (dalla sua ferma incontrastata presenza): è l’indice di un passato che non passerà mai al presente serbando, pure contro la nostra stessa volontà, la memoria di ciò che è stato.

La semplice censura non è sufficiente perché neanche la memoria deve salvarsi, neppure il ricordo del trauma che quelle immagini raccolgono deve conservarsi per rammentare che un giorno l’impossibile è stato possibile in Francia testimoniando la lotta, il dolore, la morte di un conflitto fantasma. Necessità dei volti risulta intollerabile perché, quasi con discrezione, certifica l’esistenza della guerra sottraendo al contempo, con la propria forma socchiusa, materia al lavoro della propaganda. Chi ha disposto la sua taciturna dismissione allora voleva spezzare il vortice tra il passato, i momenti in cui le fotografie sono scattate e poi recuperate, una testimonianza preziosa di quanto accaduto, e il presente. L’intenzione, più o meno cosciente qui non importa, è di proibire qualsiasi contratto, per natura sempre fuori controllo, tra la realtà e le immagini. Ma l’impossibile è accaduto chissà per quali concatenazioni impreviste; allora, rapidamente, si deve fare in modo che l’accaduto non sia accaduto. L’archivio di Necessità dei volti, per questa ragione, non va soltanto rimosso ma ridotto all’inesistenza, annichilendo la memoria di una serie d’immagini in grado di documentare ciò che nei dispacci ufficiali non esiste: la guerra. E in questa maniera si tratta d’estinguere una traccia di quanto le immagini rivelano a modo loro: la chance della pace.

FONTE: ospiteingrato.unisi.it«Alias», 8 dicembre 2018

Pierandrea Amato ha pubblicato, tra altri, In posa. Abu Ghraib 10 anni dopo, Napoli, Cronopio, 2014; La rivolta, Napoli, Cronopio, 2010; Lo sguardo sul nulla, Ernst Junger e la questione del nichilismo, Milano-Udine, Mimesis, 2002.

Documenti scaricabili

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