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Genova: “I muri devono crollare, i ponti mai”

Lettera da Genova della Comunità San Benedetto al Porto

A poco meno di due ore dal crollo del Ponte Morandi, scrivevamo“Quello che è accaduto oggi è una tragedia di cui, ancora, si devono capire le proporzioni senza precedenti nella nostra città!”

Il nostro coinvolgimento nella tragedia è stato diretto: la Fabbrica del Riciclo, da noi gestita, è crollata, travolta dalle campate del ponte.  Alcuni di noi si trovavamo dentro il capannone. Fortunatamente, per puro caso, nessuno della Comunità ha perso la vita.
In quel preciso istante, abbiamo capito che con il ponte eravamo caduti tutti.
Cadute 43 persone che non si sarebbero tragicamente mai più rialzate.
Caduti i quasi 700 sfollati, sradicati dalle loro case e dalle loro vite.
Caduta la Valpolcevera, spezzata e isolata al di qua e al di là della zona rossa, con una depressione economica che sta avanzando giorno dopo giorno, che sta coinvolgendo tutta la città senza poterne ancora prevedere i veri effetti e le ricadute.
Caduto chi vive a Genova, con una città che torna indietro a una mobilità di 50 anni fa ma la demografia di oggi.
Caduta l’Italia che sembra non reggere dopo il crollo del ponte Morandi, ultimo disastro provocato dal pessimo stato delle infrastrutture italiane, risultato di privatizzazioni selvagge e mal gestite, con investimenti pubblici insufficienti. Un ponte addirittura mal costruito, secondo i primi risultati delle indagini.
Un effetto domino, dove risistemare ogni tessera sarà un lavoro che necessiterà di tempi lunghi e incerti.
La cosa di cui siamo invece convinti è che bisogna ripartire davvero dall’ultima tessera: dalle persone, dalla Valpolcevera , dalle periferie e da chi le vive.
Per dirla con le parole di Luca Borzani:
“Una nuova stagione di impegno civile nell’Italia della frammentazione, dell’individualismo, dell’imbarbarimento del linguaggio e delle relazioni sociali. Dobbiamo ripeterlo ogni giorno che non si tratta solo di ricostruire un ponte.
Che Genova vuol dire Valpolcevera, Campasso, Cornigliano. Che la nuova città inizia dalle periferie”

In tutto questo domino, come molti, siamo coinvolti anche noi, la Comunità San Benedetto al Porto fondata da Don Gallo. Non solo per la distruzione della Fabbrica di Riciclo ma per le ripercussioni su tutte le nostre attività: una comunità di accoglienza che vive e opera tra Genova, Alessandria, basso Piemonte e che in Valpolcevera ha  un cuore pulsante delle proprie progettualità.
La Fabbrica del Riciclo è stata un laboratorio di accoglienza, inclusione sociale, formazione e avviamento al lavoro di numerose persone segnalate dai servizi pubblici partner dell’associazione (ATS, SerD, UCIL), soprattutto afferenti all’area dei migranti, delle nuove povertà, delle dipendenze e del disagio psichico. L’area di intervento è quella dell’economia circolare e della promozione della cultura del riciclo e del riuso.
All’interno della fabbrica era presente un laboratorio di falegnameria e restauro, dove le persone sperimentavano nuove competenze contribuendo all’allestimento dell’esposizione di mobili che venivano da loro rigenerati.  Il primo e terzo sabato di ogni mese la Fabbrica era aperta alla popolazione che poteva acquistare con una piccola offerta i mobili, recuperati dagli Ecovan di Amiu, e poi ripristinati.

Tutto questo oggi non esiste più: sarà necessario trovare nuovi e adeguati spazi riprogettando anche il sistema di recupero dei mobili usati.
Fortemente connesso con questa attività c’è il Progetto C.R.E.A. (Centro recupero Eccedenze Alimentari) partito all’inizio del 2013 e realizzato in collaborazione con il Comune di Genova, il Mercato Ortofrutticolo di Bolzaneto (SGM), il Municipio V Valpolcevera e l’Ambito Territoriale Sociale (ATS) 41.
Consiste nel recuperare i prodotti soprattutto ortofrutticoli, consumabili ma non vendibili, altrimenti destinati al compattatore e distribuirli alle fasce più deboli della popolazione.
I centri di distribuzione alle famiglie sono ubicati in Valpolcevera, presso al casetta ambientale di begato, e in Via Buozzi presso la sede operativa della Comunità, Casa Anna Agostinis.
Nel 2017 la Compagnia di San Paolo ha rinnovato un  contributo al progetto CREA che è stato intrecciato fortemente con la Fabbrica del riciclo. L’intento è stato quello di consolidare e sviluppare le attività connesse alla vendita, recupero, restauro e consegna di mobili nell’ottica di dare sostenibilità futura alle attività di CREA.
Con la distruzione della Fabbrica del riciclo anche il progetto CREA è a rischio in quanto fortemente integrato sia rispetto alle persone coinvolte che nell’ottica della sostenibilità: l’incasso della Fabbrica veniva interamente impiegato per il sostegno a queste attività. Inoltre la Valpolcevera, tagliata di netto dal resto della città presenta difficoltà logistiche serie: dopo il crollo, la quantità di merce recuperata è fortemente diminuita visto il minor afflusso di merci ortofrutticole.

In generale tutti i nostri progetti, dislocati tra Genova centro, Valpolcevera, Mignanego, sono fortemente messi in crisi da un evento che muta le nostre geografie del territorio: la nostra sede operativa si trova in via Buozzi, zona Di Negro da cui partono i mezzi e le persone per raggiungere le attività periferiche, gli alloggi assistititi di Pontedecimo, la Cascina Canepa a Mignanego con i progetti di accoglienza, inclusione sociale, agricoltura sociale, il Progetto Crea a Bolzaneto e Begato.
La storica trattoria “A’ Lanterna di don Gallo” in via Milano da giorni non viene raggiunta dai clienti abituali della Valpolcevera e di Sestri Ponente per evidenti difficoltà di spostamento della popolazione. Questo mette a rischio le numerose persone che ci lavorano e che svolgono attività di inclusione sociale e laboratoriale.
Una grande parte della nostra Comunità ha sede ad Alessandria, con Casa di Quartiere, progetti di accoglienza, attività di ristorazione sociale, FabLab, orti sociali. Mondi che oggi sono geograficamente più distanti e le cui connessioni diventano faticose e problematiche.
Tutto questo oggi è in seria difficoltà, rischia di essere compromesso, in un momento di grande fatica delle nostre strutture.
Inoltre viviamo l’assenza di un pensiero politico serio sulle dipendenze e l’affaticamento del sistema socio-sanitario connotato da una eccessiva burocratizzazione e sanitarizzazione, che appiattisce il nostro lavoro sugli aspetti dei requisiti formali, fiaccando un ragionamento collettivo di cultura e cambiamento.

Ma, a un mese di  distanza  da quel 14 agosto, ci sentiamo parte di quella comunità cittadina che è ripartita che si sta riorganizzando:
vogliamo ringraziare tutte le persone che l’hanno rimessa in piedi, a partire dai primi e immediati soccorsi a chi ha portato solidarietà  immediata nella zona rossa;
vogliamo mandare un augurio di pronta guarigione a Marina Guagliata e sua figlia Camilla coinvolte nel crollo del ponte Morandi mentre si trovavano dentro la Fabbrica del Riciclo;
ci sentiamo vicini alla cooperativa sociale il Rastrello con la quale collaboriamo da sempre, che sta affrontando grandi difficoltà in quanto la loro sede è adiacente il ponte;
vogliamo  inoltre esprimere  vicinanza a tutti i cittadini sfollati, le loro case devono essere le case di tutti noi, è responsabilità collettiva mantenere alta l’attenzione affinché ci siano soluzioni definitive e certe per tutti!

Grazie infine del vostro sostegno alla Comunità San Benedetto al Porto fondata da Don Andrea Gallo, a tutti quelli che ci hanno scritto, telefonato, cercato, parlato, sostenuto. Insieme ad Amiu e a tutti voi proveremo a riprogettare la Fabbrica del Riciclo.

Torneremo a farci sentire presto! 

Genova, 14 settembre 2018

La Comunità San Benedetto

FONTE

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