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Foibe, tra mito e fake news neofasciste – Left

18/02/2018 – LEFT
di Leonardo Filippi

La manifestazione non si era ancora sciolta, nemmeno il tempo per allontanarsi infreddoliti e felici da piazzale Diaz e risalire sui pullman, che già i principali quotidiani nazionali presentavano a gran voce il fatto principe del corteo nazionale antifascista di Macerata del 10 febbraio 2018: «Frasi shock sulle foibe nel Giorno del ricordo. Serracchiani: “Cori scandalosi”», si legge su La Repubblica, a stretto giro. E la notizia diventa virale. Le circa 30mila persone presenti, la risposta decisa, di popolo, di una Italia che si stringe per dare solidarietà alle vittime di un attentato fascista, dopo che le principali sigle di sindacato (Cgil), associazionismo (Arci) e l’associazione dei partigiani (Anpi) avevano revocato il sostegno al corteo – fatto inusuale – e il ministro dell’Interno aveva promesso di vietarlo – fatto inedito in pressoché tutto il mondo cosiddetto “occidentale”, all’indomani di un episodio di terrorismo -: tutto questo scivola inesorabilmente in secondo piano, rispetto all’oltraggio di quel coro. E poco importa che a gridarlo sia stata uno sparuto manipolo di militanti.

Perché, quando si parla di foibe, non ci si riferisce ad un semplice fatto storico, drammatico, da analizzare con la cura e la serietà tipiche di accademici e divulgatori. No, le foibe sono qualcosa di molto diverso, e di molto di più: sono un tabù, un feticcio da evocare senza approfondire, un dispositivo mitologico costruito ad hoc a partire da una storia, quella vera, che ormai non importa più a nessuno. La sua malcelata funzione si è resa manifesta in modo limpido, finalmente, lo scorso 10 febbraio 2018, dopo Macerata: il dispositivo-foiba – di cui il Giorno del ricordo, istituito nel 2004 per volere dell’allora governo Berlusconi col beneplacito del centrosinistra, è parte integrante – non è altro che una clava con cui colpire l’antifascismo. «Questa commemorazione è una battaglia strumentale della destra in contrapposizione alla Giornata della memoria», ha dichiarato anni fa lo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca. E l’efficacia dello strumento è sostenuta da una grossa mole di bufale e narrazioni tossiche che gravitano intorno alla vicenda giuliano dalmata.

A partire dai numeri: «Diecimila infoibati» ribadisce quest’anno CasaPound, «ventimila italiani torturati e gettati nelle foibe» rilancia Pietrangelo Buttafuoco dalle colonne del Tempo. La fiera delle cifre è ricca, e la destra gioca a chi le spara di più. «Maurizio Gasparri, ad esempio, alcuni anni fa ha parlato di “milioni di infoibati”, ma tutta l’Istria non aveva un milione di abitanti, allora poco dopo ha ritrattato e ha parlato di migliaia». A ricordarlo è Claudia Cernigoi, giornalista e saggista, autrice di Operazione foibe a Trieste (Kappa Vu, 1997), che ci aiuta a fare luce sulla vicenda. «È stata fatta una grossa confusione – spiega Cernigoi – grazie anche all’opera di alcuni storici secondo cui il significato di “infoibati” non andava inteso in senso letterale, ma piuttosto in una accezione più vasta che comprende tutte le persone che, in un determinato periodo di guerra, sono state uccise, o dai partigiani o dall’esercito jugoslavo, per vari motivi, o portati nei campi e poi giudicati dai tribunali militari, o vittime di violenza privata. Questo è l’errore principale, il terreno fertile su cui sono potute fiorire le varie manipolazioni».

Ma quale potrebbe essere, dunque una stima più ragionevole delle cifre? [CONTINUA LA LETTURA SU LEFT]

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