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Coronadelirius — “Domande in una bottiglia”, di Michele Santoro e Vauro

#Coronadelirius “Domande in una bottiglia”, di Michele Santoro

Sono nato storto. Dunque non ci posso far niente se vedo le cose in maniera differente. Chiedo scusa in anticipo per quello che dirò. Comunque è destinato a pochi. Ci hanno promesso che “tutto andrà bene e il mondo non sarà più lo stesso”. E immediatamente Fiorello, centocinquanta cantanti di Sanremo, Fedez, la Ferragni e perfino Vespa si sono fatti garanti del cambiamento. Perciò i vecchi entusiasti sventolano il tricolore abbracciati ai nipoti e si sporgono al davanzale per urlare, come Mazzini e Garibaldi, che “sono pronti alla morte”. Chi è il nemico? Il virus e i suoi alleati. Che stavolta non sono i neri o gli zingari ma chi corre nei parchi e porta a spasso il cane. Il frastuono della maggioranza è tale che da cittadino osservante delle regole (che non vuole invitare nessuno a rifiutarsi di rispettarle) mi limito a infilare qualche domanda in una bottiglia . I focolai partono tutti dagli ospedali, dagli ospizi e, sospetto, dai supermercati dove si mettono in fila per ore persone molto anziane. Siamo sicuri che chi è a rischio e i luoghi a rischio siano monitorati e protetti efficacemente? Siamo sicuri che i medici che curano i pazienti con Coronavirus ancora oggi non si occupino di altre patologie e di altri pazienti? Siamo sicuri che tutti i reparti specializzati siano assolutamente separati dalle altre zone degli ospedali? Siamo sicuri che gli impianti di aerazione dei supermercati e degli ospedali siano stati rivisti, adeguati e bonificati? In quanto tempo le nostre aziende produrranno mascherine e macchine per la respirazione? Continuiamo pure a cantare “Azzurro” e “Battisti” e “Io sono un italiano”; dimentichiamo che il nostro inno fino a pochi giorni fa era “Finché la barca va”; accettiamo che i talk che “erano morti” siano diventati “un servizio essenziale”; ascoltiamo con interesse gli stessi “esperti” ripetere fino allo sfinimento le stesse cose; consideriamo indispensabili le auto con gli altoparlanti che, quasi Savonarola, ci invitano a rimanere tappati in casa; limitiamoci soltanto a escludere dai provvedimenti necessari i cecchini che De Luca metterebbe sui tetti a guardia della salute pubblica. Ma in cambio qualcuno ci spieghi perché abbiamo più morti della Cina, della Corea del Sud, e di Francia e Germania. Solo “perché c’è ancora tanta gente in strada”? Mi pare che il governo, che gode della impotenza di una opposizione, che si limita a chiedere di proibire ogni giorno “una cocuzza di più”, e dei governatori, che implorano di chiudere tutto il cocuzzaro, ci debba qualche precisa risposta, rassicurandoci sul fatto che non stia scaricando su di noi le sue responsabilità. Altrimenti stiano a casa anche i ministri. E governino gli scienziati, affiancati dal solito Bertolaso con pieni poteri. Lui saprà chiudere di sicuro ciò che va chiuso e riaprire ciò che è veramente indispensabile: i centri massaggi.

Michele Santoro 22.03.2020

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Disegno originale, esemplare unico
Vauro Shop ↗️ Etsy


↗️ MicheleSantoro.it

1 risposta »

  1. Molte delle risposte sono già davanti a voi. Perché abbiamo più morti? Oltre al fattore socio-demografico, indubbio, la totale e inesorabile impreparazione del sistema sanitario a una emergenza pandemica. A tutti i livelli. Eravamo già stati avvisati che all’interno dei nostri ospedali e strutture di cura in genere non venivano rispettate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni (missione OMS/ECDC a proposito del dilagante fenomeno dell’antibiotico-resistenza), e che non c’era né formazione, se sensibilizzazione del personale, né sistemi sanzionatori e una diffusa de-responsabilizzazione a tutti i livelli. I 20 SSR erano già in ginocchio (non per nulla non si riusciva più a fare quasi nulla senza dover pagare salato). E’ bastato – come prevedibile – una crisi (al suo inizio, si badi bene) – per spazzare via l’infrastruttura (obsoleta, sotto-organico). I mali erano noti. Una pandemia era inevitabile e imminente (a proposito, questa è causata da un coronavirus, ma le più frequenti sono causati dall’Influenza A e una nuova può iniziare ad ogni istante).

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